enrico_ros

Comunicare senza parole: il profilo basso in musica

Articolo a cura di Enrico Ros

Alla scrittura e alla parola preferisco il suono. Comunicare senza le parole, senza la mediazione linguistica. Lasciare che ognuno ascolti e interpreti da sé. Usare la parola significa dover essere precisi, dover mediare tra significato e significante e sperare che venga letto tutto nella maniera “giusta”. Troppo complicato, troppo poco spontaneo.

Invece che interpretare preferirei che ognuno si lasciasse colpire ed emozionare dal suono per come lo percepisce che dal contenuto per come viene capito.

Preferisco la musica e i suoi suoni!

Comunicare con la musica vuol dire cantautorato oppure gruppo musicale. E tra i due ho sempre preferito stare in compagnia! Ad 11 anni sono entrato a far parte della mia prima band e da lì per me fare musica è sempre stato lavorare in gruppo. Imparare l’organizzazione, il rispetto, la gestione delle vocazioni e a gestire il conflitto. Riconoscere che l’idea diversa è una ricchezza e che non tutto quello che non è programmato è da correggere. Il tragitto è sempre la parte migliore del viaggio, non la meta.

Ai testi e agli assoli preferisco le basse frequenze. Preferisco il profilo basso del mio ruolo in una band, il bassista. (lol)

Quel personaggio che si pensa sia un chitarrista ma in realtà fa tutt’altro. Quello senza microfono, in seconda fila, un po’ nascosto. Quello che al massimo sorride al batterista rompendo ogni tanto la serietà della sua espressione durante lo show; espressione che non è distacco o noia, ma qualcos’altro più facilmente definibile con il termine “introspettività”.

Il bassista è quello che non si sa che sta facendo lì sul palco. Con un suono non spicca nella band, poco percettibile.

Un suono che quando c’è non si sente, ma si sente quando manca.

Le basse frequenze che riempiono, guidano, scaldano, uniscono i vari strati di suono come un collante.  Uno strumento un po’ ambiguo, a cavallo tra ritmo e melodia. Un ruolo quindi privilegiato, flessibile ma con alta responsabilità. Il bassista sa lasciare, anzi, deve dare spazio ai creativi, ai virtuosi, alle star del palco; dare una base agli strumenti (ovvero i ruoli e le vocazioni) che portano il messaggio più esplicito, più comprensibile e creativo, come i cantanti e gli strumenti solisti. Il bassista crea lo spazio, la base, l’atmosfera per sostenere e valorizzare questi caratteri, questi ruoli.

Il basso è il regista e il tecnico dello spettacolo, a cavallo tra gestione del tempo, delle vocazioni e delle “situazioni musicali”. Guida la band, silenziosamente, attraverso lo spettacolo, attirando poco l’attenzione, anzi. Cerca di ascoltare il team da dentro e da fuori in contemporanea, mentre ognuno porta il proprio contributo, timonando per mantenere la rotta.

Nonostante non appaia come artistico, c’è un’arte tutta sua in questo ruolo. Ed è per pochissimi.

C’è chi nasce per fare gli assoli e chi per tenere il ritmo. Chi per mettere la faccia ed apparire, chi per inventare e chi gestire… e la band è un gruppo di persone che tramite i ruoli comunica con il pubblico.

La band è una metafora delle situazioni quotidiane, degli spettacoli di tutti i giorni alla quale partecipiamo. Ognuno di noi ha un ruolo… ed io sono il Bassista.

enrico_ros

No Comments

Leave a Comment