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Riflessione libera sul futuro dei social network

Articolo a cura di Angela Biancat

Chi si occupa quotidianamente di attirare l’attenzione dei lettori, ha sempre le antenne alzate su una questione centrale: qual è l’appeal di un social network per il grande pubblico.
Oggi Facebook è la piazza principale dove poter incontrare quasi 2 miliardi di persone nel mondo e 30 milioni in Italia.
(Fonte Vincos)
La metà della popolazione di una nazione conversa nel mondo virtuale e l’età media degli iscritti diventa sempre più alta, il 53% ha più di 36 anni. Non si può dare una lettura sul futuro dei social network senza parlare di Facebook.
Perché tutto questo successo? Oggi dare una risposta è facile:

  • spesso le informazioni circolano prima su facebook che altrove, tanto che i giornalisti trovano qui le novità più appetibili per poi raccontarle sulle testate ufficiali;
  • se voglio conoscere il programma di un convegno o di un festival sono sicuro che qualche post ne parla;
  • se voglio raggiungere un luogo si può attivare il navigatore direttamente con un click sulla pagina;
  • si possono contattare facilmente amici, conoscenti e colleghi;
  • per le aziende si tratta della piattaforma pubblicitaria più targettizzata di sempre, dove è possibile indirizzare un messaggio esattamente alla persona che ha dimostrato un interesse nell’argomento.

“Chi controlla il passato controlla il futuro.” G. Orwell

Ho festeggiato da poco i 9 anni di iscrizione al social network, nel corso di questo tempo le cose sono cambiate parecchio, sia a livello tecnico (ogni giorno c’è qualche bottone spostato, cambiato, scomparso o apparso…ogni giorno!) sia a livello relazionale.
Agli albori del 2007 le funzioni erano molto limitate, era prevalentemente testuale e circolavano pochissime immagini, la foto profilo e poco più. Era uno spazio abbastanza caotico e di difficile lettura, finché non arrivarono due rivoluzioni epocali: il “mi piace” sui post e il news feed, l’area che oggi scorriamo per scoprire gli ultimi aggiornamenti dei nostri amici e delle pagine che seguiamo.
Fino ad allora Facebook era più simile ad uno schedario che altro, d’altra parte il motivo per cui è stato creato è uno, Mark Zuckerberg doveva trovare la sua ragazza: giovane, carina e soprattutto single.

 

Qualcuno ricorderà che all'inizio si parlava in terza persona... e con frasi criptiche ;)

Qualcuno ricorderà che all’inizio si parlava in terza persona… e con frasi criptiche ;)

 

 

 

 

 

 

Personalmente mi iscrissi perché la mia best-friend italo-americana lo usava moltissimo. Era la moda negli States, ed io cominciai ad aprire la mia finestra sul libro di facce, senza abbandonare ancora l’affezionatissimo MySpace.
All’inizio eravamo solo ragazzi di 20-25 anni, nessun genitore, nessun docente, nessun adulto (nella mia rete di contatti…). Ogni punto di vista nella home di Facebook è soggettivo, dipende moltissimo dal tipo di amicizie strette sulla piattaforma virtuale. Ho vissuto la registrazione al servizio come una novità per giovani esploratori di internet, proprio come nel 2011-2012 sarebbe stato Instagram. Uno spazio comprensibile solo a noi che c’eravamo, quasi un circolo massonico, un luogo dove riconoscersi per i propri interessi in comune e dove scoprire cose nuove.
Nel corso degli anni, con l’ampliamento della rete di contatti, è diventato un vero e proprio strumento di lavoro, utilizzato moltissimo anche per portare avanti progetti condivisi con team di colleghi.

In Facebook sono sempre stati lungimiranti, un social network che resiste da 10 anni è qualcosa di mai visto prima. Per diventare la seconda nazione più popolata al mondo hanno dovuto evolvere costantemente, aggiungere funzioni, migliorare, acquisire know-how e dati da Whatsapp e Instagram (e Oculus Rift per tutto ciò che è realtà aumentata), contrastare i principali competitor Snapchat e Twitter.

Quanto durerà tutto questo?
Finora l’istinto è sempre stato dalla mia parte, illuminando la strada delle tendenze nei social network. Ora la percezione del tutto personale è che Facebook stia cominciando a stancare i più, non tanto lo strumento in sé, bensì l’utilizzo che ne viene fatto tra polemiche più o meno velate, pubblicità e autopromozioni, meme.
Non a caso i più giovani non si iscrivono a questo social, preferiscono Instagram o addirittura Snapchat, dove è più difficile che i propri familiari riescano a controllare quello che fanno. Questo è un indicatore importante, perché può portare a nuovi cambiamenti nel modo di comunicare.

“Chi controlla il presente controlla il passato.” G. Orwell

Non ho la pretesa di prevedere il futuro, è anche vero che mi interessa comprendere come si muovono le dinamiche del web e provare a dare una mia interpretazione ai fenomeni attraverso i segnali che percepisco.
Al momento immagino possano aprirsi due strade:

1. un futuro distopico
I più giovani, diventando adulti, potrebbero capire l’importanza di essere presenti nel network più popolato al mondo. Al tempo stesso Facebook continuerà a crescere, potrebbe diventare talmente importante che gli organi nazionali e sovranazionali potrebbero stipulare degli accordi che possono arrivare fino ad attivare delle modalità di “controllo” per le grandi masse (il Safety Check è già una realtà) e, nel più grave dei casi, influenzarle. Pare che Mark Zuckerberg abbia intenzione di muoversi proprio in questa direzione, parlando, in una lunga lettera diffusa poche settimane fa, della costruzione di una “comunità globale”, di controllo delle informazioni e dell’implementazione di infrastrutture che incoraggino il coinvolgimento civico e politico delle persone. (Fonte Ninja Marketing)

2. un futuro lean
Facebook potrebbe restare la piazza d’incontro gratuita per chi ha voglia di qualche distensiva chiacchiera da bar (e per le aziende che vogliono vendere al bar). Al tempo stesso le potenzialità di connessione e collaborazione virtuale verranno sempre più implementate nei sistemi aziendali privati per consentire un più efficiente ed efficace processo di lavoro.

 

Quello che sicuramente oggi è un fatto, è che al momento Facebook è un ottimo spazio virtuale dove fare palestra prima di cominciare a fare sul serio in altri luoghi della rete, appositamente studiati per agevolare la social collaboration e poter portare avanti progetti più o meno grandi con colleghi e collaboratori a distanza.

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