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Scrivere una biografia: un processo creativo alla ricerca di sé

Il coworking è un contenitore pieno di risorse. Oggi conosciamo Michela Carli, che raccoglie esperienze, testimonianze e storie di vita per rielaborarle e trasformarle in una biografia. Che cos’è una biografia? Come funziona il processo di creazione? Perché Michela ha scelto questa strada e perché è importante scrivere di sé aiutati da un professionista della parola? In poche righe Michela scioglie questi nodi.

Sono una biografa. Oh, che termine antiquato!
Sono una Ghostwriter allora. Oh, questi inglesismi!
Allora facciamo così: sono una persona con un certo talento relazionale che ad un certo punto della sua vita ha desiderato trovare il modo di aiutare le altre persone a valorizzarsi e ha voluto farlo attraverso la forma artistica che più le si addice, cioè la scrittura.
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È tutto lì, ma è una cosa enorme.
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Non è la scrittura in senso stretto che mi appassiona, quanto la potenzialità della stessa. Principalmente mi affascina il fatto che possa essere un mezzo terapeutico e che dia la possibilità di lasciare traccia della nostra esistenza.
Ogni individuo ha la proprie caratteristiche personali e la sua personalissima storia. Cioè, non esiste una persona uguale all’altra: siamo tutti pezzi unici. Cosa ci può essere di più affascinante?
Quindi, come nell’artigianato in cui si creano pezzi unici, ho immaginato un’Officina dei Ricordi: un luogo-non luogo in cui le persone si raccontano e, se lo desiderano, raccolgono la loro storia in un libro.
Ma che cosa significa nello specifico fare un percorso autobiografico con l’Officina dei Ricordi?
Significa essere accompagnati nella narrazione di sé attraverso attività creative che permettono di scoprire aspetti di sé non così evidenti nemmeno a se stessi, di ripercorrere la propria storia da un punto di vista alternativo. È solo alla fine di questo viaggio che viene realizzato un Book a restituzione del percorso fatto.
Ma in quanti modi ci si può raccontare? Tanti, tantissimi… E non dirò una parola di più, perché ognuno deve scoprirlo da sé.
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La scrittura autoanalitica è una rilettura esistenziale. Ogni nostra modalità di essere, fare e pensare lo è: può essere ricostruita soltanto chiedendoci da dove venga, quando sia apparso per la prima volta quel comportamento, quel modo di vedere le cose, quell’abitudine o quell’ interesse. Siamo in autobiografia perenne, perché siamo individui, e lo siamo ancora di più quando dimostriamo a noi stessi scrivendo. Scoprendoci assoluti protagonisti di quanto non sempre vivendo, nella fretta e nel consueto, ci è dato dire. Se non lo fossimo, saremmo entità astratte, esentate da quei doveri dell’esserci cui il fatto di essere nati un certo giorno, in un certo luogo, di aver conosciuto certe e non altre persone, non è indifferente. La vita, senza chiederci il permesso, ci ha già scritto, ci ha già detto e fatto intuire che, per come è andata (per educazione, vicende, inquieto sentire) prima o poi le avremmo fatto un cenno. La vita ci chiama a risponderle, se non sempre con una vera, lunga e complicata autobiografia, con un diario, una poesia, un album di ricordi. Con qualche appunto disperso, con lettere non spedite, con noterelle affettuose.”

Duccio Demetrio

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